Esce venerdì 23 aprile “Una festa di Hollywood” (Borsi Records/The Orchard), il nuovo singolo del giovane promettente artista NAT.

“Una festa di Hollywood” è nato durante il periodo di lockdown, come tentativo di evasione dalla routine. Diverse influenze convergono in questo nuovo brano, le soleggiate atmosfere californiane si amalgamano ad un’attitudine punk che rifiuta ogni tipo di etichetta e classificazione, dando vita a quello che è, a tutti gli effetti, un brano crossover che non vuole allinearsi a nessuna corrente in particolare. Il pezzo parla agli outsider, a chi non vuole omologarsi alla massa. Lo storytelling protagonista del brano è in realtà una metafora, un inno per chi nella vita si è sempre sentito fuori posto, ma che alla fine arriva a capire che non ha senso cercare di essere come gli altri. Sono le proprie unicità a renderci ciò che siamo, il vero errore è rinunciarci. Essere sé stessi è l'unico modo per essere sicuri del proprio percorso, e NAT lo dimostra svincolandosi da qualsiasi etichetta e genere musicale.

«“Una festa di Hollywood”è l'inizio del mio percorso artistico, è voglia di comunicare, voglia di fare squadra. – racconta NAT – Parlo a me stesso, sperando di arrivare alle persone simili a me: rifletto su cosa sia meglio per me, su come gestire le emozioni, promettendomi di non trascurarmi.»

BIOGRAFIA - Cresciuto immerso nell’immaginario rock – tra bikers e gilet in pelle – grazie alla passione del padre, che lo porta ad ascoltare musica di qualunque genere, Nat sviluppa sin da bambino un rapporto speciale con questa forma d'arte. L’adolescenza è segnata dal rock, dal pop-punk, da gruppi storici e non, con i primi tentativi di registrazione e le prime cover band. Un lutto in famiglia cambia il suo approccio alla vita, e di conseguenza alla musica: il rap diventa una valvola di sfogo, l'unico modo per mettere in ordine i suoi pensieri ed evitare di soccombere. Le influenze musicali passate si amalgamano al nuovo stile di scrittura, dando vita a brani emotivi, fortemente autobiografici, nei quali riecheggiano gli anni trascorsi ad ascoltare rock e punk. Nat (da Benatti, cognome dell’artista) è un crossover di più generi, accomunati da un filo rosso rappresentato dalla sua scrittura: istintiva, intima, che non ha paura di guardare negli occhi il dolore; non scrive per esorcizzare il passato, ma per accettarlo come parte integrante della vita. 

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Redazione