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Dario Distasi: "Scrivere è una necessità per sopravvivere al rumore del mondo"


"Avevo cose troppo forti da dire per farle cantare ad altri".
Inizia così la nuova fase del percorso di Dario Distasi, un artista che ha saputo far tesoro della lezione dei grandi del passato per creare qualcosa di profondamente personale. Con il nuovo brano "Forever", Dario ci invita a riflettere sul tempo e sull'amore, ricordandoci che la musica migliore è quella che nasce da un'urgenza espressiva assoluta. Scopriamo insieme cosa si cela dietro la sua produzione "emotiva e cinematografica" e quali sono i suoi prossimi passi nel panorama indipendente.

Com’è nato il tuo legame con la musica e in quale momento hai deciso di affiancare il canto ai tuoi studi di chitarra jazz, rock e fusion?
Sono da subito stato attratto dal suono della chitarra. Ho spaziato tanto  per cercare di apprendere ciò che mi serviva per costruire il mio linguaggio e per riuscire a cantare attraverso lo strumento. Parallelamente, avevo una passione per la voce. Cruda, mai approfondita abbastanza perché sapevo di voler scrivere, ma non di voler interpretare i miei brani anche vocalmente. Ad un certo punto, ho avuto cose troppo forti da dire, per poter farlo far fare ad altri. Sono nati così i miei primi brani solisti, come assoluta urgenza espressiva.

Quali artisti della scena britpop inglese e del grunge americano hanno inciso maggiormente sulla definizione del tuo stile compositivo?
Ascoltavo tanta musica già da bambino e tra le band c'erano sicuramente gli Oasis. Il loro essere orgogliosamente derivativi ma con strafottenza, che aveva sicuramente un forte appeal. Con gli anni in quell’ondata ho imparato ad apprezzare maggiormente i Blur, irriverenti ma in modo diverso e geniali.
Il grunge è arrivato molto dopo, passando araverso periodi di molta musica “educata” e dal il culto della perfezione. È stato un modo per liberarsi di alcune gabbie e diventare più diretto.
Chris Cornell è sicuramente tra i miei preferiti di quella scena, particolarmente con i Temple Of The Dog. Quelle sonorità sono state senza dubbio molto importanti per formare il mio sound.

Quali sono i tre aggettivi che sceglieresti per descrivere l'identità sonora della tua produzione attuale?
Emotiva. Sognante. Cinematografica.

Quale riflessione vuoi innescare nel pubblico attraverso il testo di "Forever" e il concetto di rifugiarsi nei ricordi di un amore passato?
Forever è un brano che parla di un amore distante, ma che parla soprattutto di tempo. C'è un riferimento chiaro all'idolatria del revival - che può essere per stili di vita, moda o rapporti - e una chiave di lettura ulteriore data dal video realizzato con l’AI. In un certo senso, voglio dire che è urgente vivere tutto adesso, perché non siamo mai stati così distratti da altro.

Qual è la domanda che nessuno ti ha mai posto durante un'intervista, ma a cui avresti sempre desiderato dare una risposta?
“Scrivere per te è terapeutico?” Assolutamente. Più aumenta il rumore di tutto quello che mi gira intorno, più scrivere brani diventa una necessità.

Quale messaggio finale vuoi lasciare ai lettori di Cherry Press riguardo al tuo percorso artistico?
Non so dove mi porterà il percorso che ho intrapreso, ma so che è l'unico che mi interessa. Spendo ogni energia nello scrivere, sperimentare, cercare di creare la musica migliore che posso. Vorrei davvero che arrivasse a tutti la sincerità e l'entusiasmo che metto in quello che faccio. Anticipo che non lascerò chi mi segue senza musica, quindi vi suggerisco di seguirmi su
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Vi aspetto!