Un percorso rigoroso tra le mura del Conservatorio e un presente che pulsa a ritmo di synth anni '80 ed elettronica notturna: Elena è un'artista capace di far convivere discipline d'altri tempi e modernità pop. Con una vocalità intensa che strizza l'occhio alle grandi icone della musica italiana e una scrittura fortemente influenzata dalle atmosfere del cinema, la cantautrice torna a raccontarsi in occasione dell'uscita di "Quando". Il nuovo singolo è un viaggio affascinante che esplora le fragilità di una relazione sospesa, giocando sul contrasto magnetico tra un testo malinconico e un sound tagliente. Ai microfoni di Cherry Press, Elena ci ha aperto le porte del suo universo sonoro, svelandoci la ricerca viscerale, cinematografica e libera che guida oggi la sua evoluzione artistica.
Ciao Elena, benvenuta sulle pagine di Cherry Press! Il tuo percorso unisce una rigorosa formazione accademica a una sensibilità pop modernissima. Raccontaci un po’ di te: quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada e come hai vissuto il passaggio dal Conservatorio ai palchi della musica leggera?
Ho capito molto presto che la musica non sarebbe stata soltanto una passione, ma il mio modo di stare al mondo. Ho iniziato con uno studio molto rigoroso, quello del Conservatorio, che mi ha dato disciplina, consapevolezza e un grande rispetto per la musica in tutte le sue forme. È stato un percorso intenso, fatto di tecnica, ascolto e continua ricerca espressiva.
Allo stesso tempo, però, ho sempre sentito il bisogno di raccontare emozioni più personali, più vicine alla mia quotidianità e alla mia generazione. La musica pop è diventata quindi uno spazio naturale in cui poter unire preparazione e libertà, istinto e scrittura emotiva.
Il passaggio dal Conservatorio ai palchi della musica leggera non l’ho vissuto come una rottura, ma come un’evoluzione. Porto ancora oggi nella mia musica tutto ciò che ho studiato: l’attenzione alla voce, alle armonie, alle dinamiche. Ma sul palco cerco soprattutto verità, connessione con chi ascolta e la possibilità di trasformare ogni canzone in qualcosa di autentico e condiviso.
Credo che la mia identità artistica nasca proprio da questo equilibrio tra tecnica ed emozione.
La tua vocalità intensa richiama grandi icone come Giorgia ed Elisa, ma la tua scrittura risente anche dell'influenza delle colonne sonore. Quali sono gli artisti o i compositori che hanno influenzato maggiormente il tuo stile attuale, specialmente in questo nuovo capitolo elettropop?
Sicuramente artiste come Giorgia ed Elisa hanno rappresentato per me un riferimento importante, soprattutto per la capacità di unire tecnica vocale ed emozione in modo così autentico. Sono cresciuta ascoltando voci che riuscivano a essere potenti ma anche estremamente intime, dalla musica pop a quella lirica e credo che questo abbia influenzato molto il mio modo di interpretare le canzoni.
Accanto al mondo pop, però, ho sempre avuto un forte legame con la musica da film e con i compositori che sanno creare atmosfere capaci di raccontare immagini ed emozioni ancora prima delle parole. Amo tantissimo le colonne sonore perché hanno il potere di trasportarti immediatamente dentro uno stato d’animo. Questa sensibilità oggi entra molto anche nella mia scrittura e nella costruzione dei brani.
Nel nuovo capitolo elettropop di Quando ho cercato proprio questo equilibrio: sonorità moderne ed elettroniche, ma con una componente emotiva e cinematografica molto forte. Mi affascina l’idea di creare canzoni che facciano muovere, ma che allo stesso tempo lascino spazio all’immaginazione e alle emozioni profonde.
Penso che il mio stile nasca dall’incontro tra mondi diversi: la formazione classica, il pop contemporaneo e quella ricerca quasi “visiva” della musica che deriva dalle colonne sonore.
Se dovessi scegliere tre aggettivi per definire la tua musica oggi, alla luce della sperimentazione che stiamo ascoltando nelle tue ultime produzioni, quali sarebbero?
Direi “viscerale”, “cinematografica” e “libera”.
Viscerale perché parto sempre da qualcosa di molto autentico e personale: ogni brano nasce da un’emozione reale, da qualcosa che ho vissuto o sentito profondamente o qualcosa che vedo da esterna, ma di cui prendo ispirazione.
Anche quando il sound diventa più elettronico o sperimentale, cerco sempre di mantenere una forte verità emotiva.
Cinematografica perché nella mia musica c’è sempre una componente immaginifica. Mi piace creare atmosfere che facciano viaggiare chi ascolta, quasi come se ogni canzone fosse una scena o un piccolo film da vivere ad occhi chiusi.
E poi libera, perché sento di essere in una fase artistica in cui non ho paura di mescolare influenze diverse, di sperimentare e di uscire dagli schemi. Con le ultime produzioni sto cercando un linguaggio che mi rappresenti davvero, senza etichette troppo rigide, lasciando spazio sia alla mia formazione sia alla mia evoluzione personale e artistica.
Il tuo nuovo singolo "Quando" scava nelle fragilità di una relazione sospesa e non svelata. Quale messaggio vuoi comunicare attraverso questo contrasto così netto tra un testo malinconico e un sound elettronico notturno e tagliente?
Con “Quando” volevo raccontare proprio quella contraddizione che spesso viviamo nelle relazioni: fuori cerchiamo di apparire forti, distaccati, quasi anestetizzati, mentre dentro convivono fragilità, nostalgia e parole mai dette. Il contrasto tra il testo malinconico e il sound elettronico più notturno e tagliente nasce da lì. Mi interessava trasformare un’emozione molto intima e vulnerabile in qualcosa che avesse anche energia, tensione e movimento. Credo che oggi molte persone vivano i sentimenti in questo modo: trattenendoli, nascondendoli dietro ritmi veloci, luci, caos, ma continuando a sentirli fortissimo dentro.
L’elettronica in Quando non è solo una scelta estetica, ma un linguaggio emotivo. I suoni più freddi e pulsanti rappresentano quella distanza, quel vuoto sospeso che a volte si crea tra due persone, mentre il testo resta estremamente umano e fragile.
Il messaggio che vorrei arrivasse è che anche nelle emozioni più irrisolte può esserci bellezza. Non sempre abbiamo risposte immediate, non sempre le relazioni si definiscono chiaramente, ma anche quell’incertezza può diventare musica, identità e verità condivisa.
Nel videoclip di "Quando" ti muovi in un "hotel infinito" osservando frammenti di vite altrui senza mai fermarti, quasi come in un limbo emotivo. Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto su questo viaggio visivo o sulla tua ricerca del "coraggio di lasciarsi andare"… ma a cui avresti sempre voluto rispondere.
Forse la domanda che avrei sempre voluto ricevere è: “Quanto coraggio serve davvero per lasciarsi andare, invece che per restare?”
Perché spesso pensiamo che la forza sia resistere, trattenere, continuare a restare dentro situazioni o emozioni che conosciamo già. In realtà, per me, il vero coraggio è accettare di attraversare l’incertezza, anche quando fa paura. Nel videoclip di “Quando” l’hotel infinito rappresenta proprio questo stato sospeso: un luogo mentale ed emotivo in cui osservi la vita degli altri, i ricordi, le possibilità, senza riuscire davvero a fermarti da qualche parte. È una metafora molto vicina a quello che viviamo oggi: siamo continuamente in movimento, continuamente connessi, ma spesso emotivamente bloccati.
La ricerca del “lasciarsi andare” per me non significa perdere il controllo, ma concedersi finalmente di essere autentici, anche nelle proprie fragilità. Credo che questo viaggio visivo racconti proprio il momento in cui smetti di inseguire risposte perfette e inizi semplicemente ad ascoltare ciò che senti davvero.
Ed è forse lì che nasce la libertà più grande.
Per concludere, tra pop d'autore e atmosfere synth anni '80, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press che si approcciano per la prima volta al tuo mondo sonoro?
Vorrei dire a chi si avvicina per la prima volta alla mia musica di ascoltarla senza paura di sentire davvero.
Le atmosfere synth anni ’80 e il pop d’autore che attraversano i miei brani sono il modo con cui provo a unire due anime: quella più istintiva ed emotiva e quella più moderna, notturna e cinematografica. Mi piace pensare che ogni canzone possa essere un viaggio, qualcosa da vivere non solo con l’ascolto, ma anche con l’immaginazione.
Ai lettori di Cherry Press direi di entrare nel mio universo con curiosità e autenticità, perché la musica, prima di tutto, è connessione. E se anche una sola persona riuscirà a ritrovarsi dentro una mia parola o una mia melodia, allora sentirò di aver dato davvero un senso a quello che faccio.
