Con "Impermanenza" i Varanasi compiono un nuovo passo nel proprio percorso artistico, dando forma a un album che unisce ricerca musicale e riflessione esistenziale. Un lavoro costruito attorno all'idea del cambiamento continuo, dove ogni brano contribuisce a delineare un immaginario sonoro coerente, intenso e ricco di sfumature.
Rispetto al precedente Cattedrali per principianti, il gruppo sceglie sonorità più compatte, atmosfere più cupe e un impatto emotivo più deciso, senza rinunciare a quella sensibilità compositiva che da sempre caratterizza la propria identità.
Tra riferimenti filosofici, suggestioni letterarie e un processo creativo condiviso, i Varanasi raccontano la genesi di "Impermanenza", le scelte che ne hanno definito il suono e il significato di un disco pensato per lasciare qualcosa anche dopo l'ultimo ascolto.
Come nasce l'idea di costruire un album attorno al concetto di impermanenza?
L'idea è arrivata durante la scrittura, ci è parsa una buona traccia da usare come tema di fondo, più che altro come immaginario estetico.
In che modo la filosofia buddhista ha influenzato la scrittura dei testi?
A parte il brano di apertura, che enuncia il concept dell'album, gli altri testi hanno avuto uno sviluppo indipendente. Il concetto dell'impermanenza ha avuto una funzione creativa, di collante per dare un immaginario.
Rispetto a Cattedrali per principianti, quali cambiamenti avete cercato nel suono?
Abbiamo cercato di produrre un disco più corposo, più d'impatto, con tinte più cupe, senza esagerare. Cattedrali per principianti inizia con un brano malinconico, mentre con il nuovo disco abbiamo scelto un brano di apertura più oscuro e aggressivo.
Quale brano rappresenta meglio l'identità di Impermanenza?
Potrebbe essere La tentazione di esistere, che si lega a livello testuale alla riflessione sul concept e a livello sonoro è un buon compendio dell'album, tenendo assieme un'anima più fredda e cupa nella prima parte, con un finale più lirico e caldo.
Quanto conta la dimensione letteraria e filosofica nel vostro processo creativo?
Abbastanza, ci possiamo aggiungere anche una dimensione artistica in generale, che ci fornisce spunti per l'immaginazione sonora, a un livello più astratto.
In La tentazione di esistere emerge una forte riflessione sull'esistenza: da dove nasce questo brano?
Da una scena del fumetto Watchmen di Alan Moore, che mette in scena una rottura, il passaggio dall'idea di indifferenza per le sorti dell'umanità rispetto al cosmo, all'idea dell'unicità del fenomeno della vita, che ben si sposava con la musica del brano.
Quali sono state le principali sfide affrontate durante la realizzazione del disco?
Noi in genere andiamo in studio con le idee molto chiare. Per questo disco siamo partiti per la prima volta con un numero di brani maggiore rispetto a quelli effettivamente registrati, per cui c'è stata una fase di ragionamento iniziale, che abbiamo svolto insieme con la nostra etichetta, rispetto alla direzione da dare all'album.
Cosa vi piacerebbe rimanesse all'ascoltatore dopo aver ascoltato l'album?
Speriamo di lasciare qualcosa di significativo, denso, che possa ispirare, per cui sia valso il tempo dell'ascolto, e la voglia di approfondire l'album.
