Ritroviamo la voce dei Mivanez, Fiulvio Zangirolami, in arte Fulvio Effe. Lo ritroviamo in scena, solista, a dare i natali ad un suo percorso privato e personale che titola emblematicamente “Punto”, un disco di pop d’autore dalle soluzioni classiche, come l’intro del primo brano “Splendi” con quel classico suono di vinile. Pennellate di bel canto che chiamano orchestrazioni celebrative come nella bellissima “L’istante di un brivido” o quel rock dai colori surf di “Rimani come sei” che ricorda molto la provincia italiana anni ’90… o ancora l’America dei riff che ti restano alla mente sin dal primo ascolto di brani come “Trasparente”…o ancora l’elettronica e quel certo gusto rap-hiphop main stream in “Bla bla bla”… fin quando il viaggio si chiude in una dichiarazione d’intenti e di bellezza di vita con la dolcezza dal sapore lievemente di jazz di “Non posso fare a meno”. Insomma “Punto” è un disco importante, ispirato e denso di grandi spunti per la quotidianità di ognuno di noi. Le nuovi voci del pop italiano passano da qui.

Un disco di bel pop italiano. Partiamo da qui: un stile che non morirà mai nonostante l’avvento digitale? Cosa ne pensi?

Beh innanzitutto grazie per lo spazio che mi concedete, sono felice che il disco vi sia piaciuto, il termine POP deriva proprio da POPOLARE, è la musica di tutti, per eccellenza, credo che durante i decenni siano nati molti “sottogeneri” del pop, un po’ per moda, un po’ per trovare “qualcosa di nuovo”, molti negli anni sono spariti ma il POP, probabilmente, è l’unico genere che, nonostante le difficoltà ENORMI che la musica sta affrontando, soprattutto quella italiana, resiste ancora.

Per quanto dentro “pop” racchiudiamo forse troppe cose, troppe sfumature... per te che significa questa “etichetta”?

Diciamo che sono un po’ contro le etichette, ma il pop è quello, la musica DI tutti e PER TUTTI, semplice, immediata, ti arriva subito spesso, soprattutto i musicisti, sono alla ricerca delle sonorità più particolari, gli arrangiamenti più complessi, le armonie più difficili ma alla fine, secondo me, non serve! se una cosa è bella e “funziona” lo fa anche con una chitarra e 3 accordi.

Dai Mivanez al tuo personalissimo lavoro. Perché questa trasformazione?

I Mivanez sono stati la mia band dei sogni, sai quella band con la quale condividi tutto, “il sogno della rockstar”, amici prima che colleghi musicisti, la band delle “prime volte”, i primi concerti, i primi dischi, i “primi tutto”, ragazzi coi quali sono cresciuto e maturato, uno di loro è rimasto e mi segue nei live, Matteo il batterista; credo che ogni cosa abbia un ciclo ben definito, il “per sempre” esiste solo nelle favole, quindi credo sia normale che con gli anni si cerchino altri stimoli e probabilmente, ora, avevo necessità di un percorso da solista.

E che responsabilità ha per te questo primo lavoro da solista? Una sfida personale o un bisogno di libertà?

Entrambe le cose, volevo capire se ero in grado di realizzare qualcosa, a livello musicale e autorale, in grado di “entrare nel cuore delle persone”, quando rimani per tanti anni “dietro le quinte” (in questi anni ho aperto una scuola di musica, prodotto artisti, realizzato videoclip, insomma ho lavoro nel backstage della musica) hai paura ad un certo punto di perdere l’obiettività e il reale senso dell’arte, si sa, se scrivi lo fai per te e per quello che senti, se produci, se “ci lavori” lo fai perché a fine percorso devi tirare le somme e sperare di non averci perso, sono due cose molto differenti.

Hai messo un “Punto” nella tua vita?

Ne ho messi tanti, il problema (o la fortuna) è che poi vado sempre “a capo”, a volte mi guardo indietro, vedo il mio percorso, le cose che ho ottenuto sudando e sacrificandomi, cose che mai avrei pensato di ottenere e mi domando “chissà cosa sarà tra 10 anni”, è meraviglioso quanto la vita possa sorprenderti, continuamente, il segreto è farsi trovare pronti.

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Redazione