Certamente le radici di questo lavoro è a base di prog e di psichedelia di quei meravigliosi anni ’70. Dentro ci troviamo le ombre dei Genesis come qualche arroganza dei King Crimson ma la pelle è decisamente italiana nonostante un inglese un po’ troppo scolastico nella pronuncia. Ma il muro massiccio di suono e di produzione restituisce a Beppe Cunico la soddisfazione di aver portato a casa un risultato davvero notevole. Si intitola “Passion, Love, Heart & Soul” disponibile anche in vinile ed è un’opera che finalmente torna a restituire ampiezza e solennità alla composizione musicale di oggi. Rottura drastica con la forma del pop, e rottura drastica (anzi direi quasi rivoluzione) nei confronti di un mestiere troppo spesso appena sufficiente ai compiti di base. Bello anche il video di lancio che anticipa e apre le porte a questo disco di grandi radici classiche.

Batterista, chitarrista, cantautore prog… evoluzione e bisogno di espressione. Questo disco celebra tutto questo? 
Certamente. Soprattutto chitarrista e cantautore. Sono nato, musicalmente, come batterista per poi diventare sound engineer, aprendo il mio studio di registrazione, l’X Land Studio.
Poi a 50 anni, folgorato (come i Blues Brothers che hanno visto la luce) dal live di Steven Wilson a Trieste nell’aprile 2016, decido che devo diventare un cantautore, per poter trasmettere le sensazioni sia di quel concerto, ma anche di esperienze personali, di episodi che mi hanno colpito, della gioia derivante dall’amore e dall’amicizia.
Mi sono buttato a capofitto a studiare chitarra e canto per poter musicare tutto questo ed il riassunto sta’ nel titolo del disco: “Passione, Amore, Cuore e Anima”.
Steven mi ha fatto riscoprire il calore della vera musica è così ho sentito il bisogno di riproporre il progressive, perché per me è sinonimo di bellezza, di ricerca e di impegno, ma anche per contrastare il dilagare della tanta, troppa, spazzatura che c’è in circolazione.
 
Alla fine di tutta l’opera, chi è diventato Beppe Cunico? 
Sono quello di prima, ma migliore. Perché ho coronato un sogno che pensavo irrealizzabile. La metamorfosi causatami da Steven, mi ha permesso di realizzare un disco che adoro dalla prima all’ultima nota e mi fa sentire realizzato, perché un disco è per sempre. È soprattutto perché contiene messaggi positivi, che vogliono cercare di migliorare l’esistenza.
 
Bellissimo il video di animazione. Non ho trovato i crediti… mi racconti come è nato? 
Da una mia idea. Volevo partecipare in prima persona al lavoro immane dei Silent Heroes, russi, bielorussi, ucraini che con abnegazione e coraggio, si sono sacrificati per salvare il mondo. Quindi nel video sono prima un osservatore della tragedia, e poi rendo loro omaggio con la mia chitarra, di un brano a loro dedicato.
Il bellissimo video è stato curato da Nicola Elipanni e Federico Amata, che hanno tradotto alla perfezione ciò che volevo ottenere.
 
Perché il prog rock? Chi e cosa ti incatena a questo glorioso passato? 
È la musica con cui sono nato e cresciuto (il primo vinile che mi sono comperato è stato Nursery Crime dei Genesis) e assieme alla new wave degli anni ‘80, esprime per me il massimo della creatività. È una musica che ti fa viaggiare con la mente e lo spirito, ti fa dimenticare dolori, ingiustizie e ti dice che la vita deve essere vissuta in armonia, senza egoismi. Genesis, Pink Floyd, Yes, King Krimson, Pfm, Le Orme, Police, Joy Division, U2, The Cure prima, e poi Porcupine Tree e Steven Wilson sono stati la mia ispirazione.
 
E parlando di elettronica? Quanto hai contaminato il tuo lavoro?
Non molto. L’ho usata giusto per rendere più moderni alcuni passaggi. È facile abusarne e ti permette di creare in maniera più sbrigativa, ma per usarla bene bisogna essere molto bravi.
Il disco l’ho voluto fare alla vecchia maniera, tutto suonato e senza editing, con i suoi pregi e difetti. Questo perché sentivo il bisogno, assieme ai miei amici musicisti, di trasmettere la passione, più che la precisione. Tutto doveva essere coinvolgente. Colgo l’occasione per ringraziarli tantissimo, perché sono venuti a suonare come fossi una rockstar. Ringrazio tantissimo anche Sandro Franchin, coproduttore, perché è l’unico che ha creduto in me.

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Redazione