“Arazzo Familiare” (Castelvecchi), è il nuovo romanzo di Anna Cantagallo. Una saga al femminile, costruita in un gioco sapiente di piani temporali, ricca di colpi di scena e intriganti segreti. Il libro è candidato al Premio Campiello 2021.

L'INTERVISTA

Quando ha deciso di diventare scrittrice?
Da circa venti anni scrivo per il teatro testi teatrali ed ho completato la collana di cinque volumi di contenuto scientifico-divulgativo La Scienza in cucina, edito da Gremese Editore. La scrittura letteraria l’ho iniziata tardi, quando ho cessato la mia attività professionale di medico. Per scrivere Arazzo familiare, il mio primo romanzo, ho impiegato dieci anni.

Quali scrittori hanno ispirato il suo percorso?
Gabriel Garcia Marquez con i suoi capolavori mi ha ispirato la struttura del romanzo, dove le vicende familiari si intrecciano con quelle della Storia. Alba Des Cepedes, con i suoi profetici romanzi sulla condizione femminile, mi ha aiutato a riflettere sulle tematiche dell’emancipazione della donna.

Ci parli del suo romanzo "Arazzo Familiare", candidato al Premio Campiello 2021. Qual è l’idea che l'ha portata a scrivere questa storia?
Da tempo riflettevo sulla consapevolezza della donna odierna, capace di immaginare per sé un futuro nel mondo del lavoro, impensabile fino a pochi anni fa. Quello che alle donne d’oggi sembra così ovvio e scontato, così non era nel recente passato. Di questo percorso verso l’autonomia femminile si stanno perdendo le tracce.  Ho voluto ricercare la genealogia di tale consapevolezza, nella convinzione che ogni conquista dei diritti sociali impatta sulla vita di ciascuno e della comunità. Sono andata indietro nel tempo per descrivere tre donne (nonna, madre e figlia) le cui vite si intersecano, come fili di un arazzo, con gli avvenimenti del Novecento, come le due guerre mondiali e i moti del ’68.


Se dovesse consigliare una colonna sonora come sottofondo durante la lettura di “Arazzo Familiare”, cosa sceglierebbe?
Nel romanzo riporto l’accenno di tre motivi musicali, ciascuno per lo specifico periodo storico. Per quello che riguarda Maricò, la nonna, vissuta nei primi anni del Novecento è il brano della Butterfly Un bel dì vedremo; per Marilì, la madre, il brano degli anni Quaranta di Rabagliati Baciami piccina, mentre per la figlia, Marigiò, è quello di Joan Baez We Shall Overcome.

Cosa le manca di più e quale sarà la sua prima mossa non appena potremo ritornare alla vita normale?
In questo lungo anno mi è mancata la socialità. Mi è pesato molto non poter abbracciare liberamente i miei figli come non poter programmare una cena senza pensieri con gli amici. Il filtro del mezzo tecnologico come il telefonino o lo schermo del computer toglie la spontaneità tra i rapporti. Il contatto fisico tra le persone è necessario per rinsaldare i rapporti sociali e trasmettere l’empatia. Appena saremo liberi dai vincoli, organizzerò un bel pranzo con parenti e amici.

Progetti futuri?
Sono impegnata a scrivere il sequel di Arazzo familiare. Ho lasciato dei fili sospesi nella storia che troveranno la loro via nel successivo romanzo, dove l’argomento che vorrei trattare è la donna autonoma e il dilemma degli affetti.
Condividi:

Redazione