Anna Utopia Giordano, modella sotto la luce e artista della parola e poetessa nelle sue tante visioni e forme estetiche, di concetto, di eventi, installazioni ma anche nel suono come accade in questo disco dal titolo “Fogli d’ombra”… un reading ispirato dal tempo che viviamo, da quella forza che sta soffocando e nascondendo la luce, l’energia, la capacità di restituire forma al nostro pensiero. Tempo apocalittico in cui il riflettere ha significato anche perdersi troppo spesso. Queste liriche recitate e decantate in notturni e introspettivi spoken world, si vestono di suono industriale e distopico a cura di Giuseppe Fiori, Leonardo Barilaro e Un Artista Minimalista. Fogli bianchi, vuoti e pericolosi, in ombra dentro riflessioni scure nella forma ma illuminanti nella forza che hanno.

Parliamo del titolo e partiamo da qui: fogli che immagino bianchi… ma poi l’erba che mi riporta a Whitman. Sono fuori strada?
In realtà non c’è alcun riferimento consapevole a Whitman, ho scelto questo titolo pensando all’atmosfera che ha caratterizzato il periodo in cui ho composto i testi. In quei mesi non era facile vedere con chiarezza volti e oggetti, sembrava di trovarsi in un luogo poco illuminato, in cui da parole e situazioni si estendevano ombre, figure opache. Ho trattenuto quella sensazione mentre scrivevo e, quando ho riletto i testi, ho ritrovato contorni sfumati, forme protese, luce fioca e suoni ovattati.

Parliamo poi del suono di queste liriche: come lo hai scelto, come lo hai diretto?
Ho affidato la composizione delle basi musicali a tre artisti con i quali avevo già collaborato in passato per altre performance: Giuseppe Fiori (14 e 15), Leonardo Barilaro (Pattern) e Un Artista Minimalista (Entelechia (o sul senso del dovere)). Ho spiegato agli artisti i miei testi, scompattandoli in blocchi per chiarire i cambi di scena e il significato. Ho proposto anche alcune suggestioni musicali ma li ho lasciati piuttosto liberi di creare i quadri sonori. Ricevute le basi con i vari livelli strumentali, ho seguito il mixing e il mastering con la consulenza e il supporto tecnico di Massimo De Feo. Insieme abbiamo registrato la mia voce, miscelato e calibrato i volumi e gli effetti delle basi e, infine, chiuso i brani. Abbiamo scelto di finalizzare Fogli d’ombra per l’ascolto da dispositivi di buon livello piuttosto che da smartphone o computer, questa scelta è dovuta al fatto che le tracce sono pensate principalmente per performance ed esposizioni in contesti museali e teatrali.

Parliamo del risultato finale… com’è stato mettere assieme tutto questo?
Mi è sembrato un lavoro interminabile, ho ultimato i testi a fine estate 2019 ed avevo programmato di pubblicarli nei primi mesi del 2020. Ci sono stati molti rallentamenti, dovuti anche alla situazione sanitaria mondiale e, quando ho finalmente pubblicato Fogli d’ombra, con almeno una decina di mesi di ritardo, quasi non ci credevo. In passato, ho spesso portato in performance le mie poesie accompagnate da musica dal vivo ed è capitato di registrare la mia voce per alcune pubblicazioni, ma Fogli d’ombra è la mia prima raccolta spoken word che ha seguito un preciso disegno progettuale. Sono contenta del risultato, grata a chi ha collaborato e creduto nella mia idea e attualmente sto lavorando al prossimo album.



Per te cos’è l’utopia? Giusto per parafrasare il nome che porti dietro…
Ho scelto Utopia quando frequentavo i primi anni di liceo e da allora non l’ho mai abbandonato. Utopia rappresenta il tendere verso, è una ricerca costante, è la consapevolezza che c’è sempre qualcosa di nuovo da conoscere e imparare, è apertura, evoluzione.

Ed in ultimo: come hai pensato di portare dal vivo questo progetto?
Immagino giochi di luce e visual onirici. Il 22 maggio porterò Fogli d’ombra alla rassegna di arti performative Art Happening Varese, curata da Alex Sala e Sonia Catena in collaborazione con Lavit & Friends Art Gallery. Durante questa performance organizzerò qualcosa di adatto al contesto, posso anticipare che la voce avrà un ruolo centrale. 
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Redazione