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Mani presenta il singolo “Milano”

 

“Milano” è un inno all’amore, che celebra la bellezza della vita condivisa. La canzone trascina l’ascoltatore in un viaggio emotivo, descrivendo con delicatezza l’intimità di una relazione. L’amore è rappresentato attraverso gesti semplici ma significativi, delle immagini quotidiane che diventano simbolo di un legame profondo. Milano, dipinta come uno sfondo perfetto per una storia d’amore, sembra un luogo uscito da una scena cinematografica ancora da vivere.
La direzione artistica è seguita dal’A&R Massimo Guidi per la Label Estro Records

Ciao, benvenuto sulle pagine di Cherry Press! Raccontaci un po’ di te. Quando ti sei avvicinato alla musica?
Mi sono avvicinato alla musica da piccolo grazie a mio padre. Cantavamo sempre a squarciagola le canzoni che mettevamo in radio. Mi ha cresciuto con i grandi classici del cantautorato italiano. Eravamo pieni di dischi e li sapevamo tutti quanti a memoria. Così poi mi iscrisse ad un corso di musica.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo stile?
In una scala gerarchica: Lucio Dalla, Brunori Sas e Damien Rice.

Tre aggettivi per definire la tua musica.
Gentile, introspettiva e malinconica.

Quale messaggio vuoi comunicare con il tuo nuovo singolo?
Milano può sembrare una canzone semplice, ma è una dichiarazione d’amore.
Utilizzando Milano come sfondo romantico, dipingo un ritratto di una storia d'amore che celebra la vita condivisa in modo appassionato e suggestivo. Un amore che può trasformare la vita quotidiana, rendendo ogni momento unico e prezioso, attraverso la descrizione di gesti semplici ma significativi. Anche nelle situazioni più comuni, è possibile trovare bellezza e poesia quando si condivide la vita con qualcuno di speciale.

Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti sempre voluto rispondere.
Riflettendoci, nessuno mi ha mai chiesto il motivo per il quale lo faccio. Perché ho iniziato a scrivere e continuo a farlo? Sono sempre stato una persona introversa, non parlavo molto. Trovavo che le parole fossero scontate, quasi banali. Così ho iniziato a ricercare quelle che potessero essere giuste, quelle parole buone che potessero raccontare quello che sentivo dentro, che avevo bisogno di raccontare, ma che non ero pronto di dire a qualcuno. Comprai una moleskine durante il secondo anno di liceo, iniziai con una e poi con un altra, le riempii tutte e da all’ora non smisi più. Trovo che l’atto della scrittura sia terapeutico, liberatorio e che faccia bene alla mia persona.

Per concludere, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press?
 Fate ciò che vi fa stare bene, perché dovreste essere le prime persone a tenere a voi stesse. Se scrivere canzoni è quello che fa per voi, iniziate col prendere una chitarra in mano, il resto poi verrà da sé.