Default Image

Months format

Show More Text

Load More

Related Posts Widget

Article Navigation

Contact Us Form

Breaking News

Alessandro Ponte: "Ho preso in mano la chitarra tutti i giorni della mia vita"




Ci sono brani che si rivelano progressivamente, lasciando emergere la propria struttura attraverso l’ascolto attento dei particolari. Ti accompagno ancora di Alessandro Ponte appartiene a questa categoria: una composizione che costruisce la propria identità attraverso la stratificazione degli elementi, dove ogni scelta — armonica, melodica, timbrica — contribuisce a definire un quadro complessivo equilibrato.

Il punto di partenza è un tema al pianoforte che funge da asse portante, ma il vero sviluppo avviene nella relazione tra le parti. Le variazioni introdotte tra strofe, ponte e ritornello non rispondono solo a esigenze formali, ma diventano strumenti per modulare la percezione del tempo e dell’intensità. In questo senso, il brano lavora per accumulo e sottrazione, mantenendo una tensione costante senza ricorrere a soluzioni eccessivamente marcate.

La dimensione produttiva gioca un ruolo determinante. L’uso combinato di strumenti suonati e risorse digitali, la costruzione di un’orchestrazione progressiva e il controllo delle dinamiche sonore delineano un approccio in cui il dettaglio diventa parte integrante della visione d’insieme. Il contributo di Andrea Maddalone si inserisce in questa logica, ampliando le possibilità espressive e consolidando la resa finale del brano.

Hai iniziato a suonare da autodidatta a nove anni: cosa ti ha dato questo approccio rispetto a un percorso accademico tradizionale?
Ho sempre vissuto la musica come la parte “indisciplinata” e libera della mia vita; ho approfondito gli studi prima sul disegno (altra mia grande passione) e sull'architettura in modo tradizionale e completo. Ho sempre suonato la chitarra utilizzando esclusivamente il mio orecchio musicale, “tirando giù” accordi e note (nota per nota, non c'erano i cellulari con i “tutorial”) dai dischi e da tutta la musica che ho ascoltato fin da bambino, senza che nessuno mi abbia mai spinto a farlo. Nonostante mia madre sapesse leggere il rigo musicale, io non ho mai voluto che mi insegnasse, proprio per staccare la “disciplina matematica” dalla musica, per comprendere la musica solo attraverso l'ascolto con le mie orecchie.

Penso che se avessi dovuto approcciare uno strumento attraverso lo studio del solfeggio, non avrei proseguito a suonare per più di 50 anni.

Per molti anni hai suonato senza pubblicare: cosa è cambiato nel 2025 portandoti a condividere la tua musica?
Avevo risposto ad una domanda simile nelle interviste fatte per il brano precedente. La risposta è che negli anni recenti ho cominciato ad avere più tempo per pensare alla musica; ho ridotto leggermente gli impegni professionali (da architetto) ed ho ripreso in mano alcune delle mie idee.  Tempo fa ho fatto ascoltare ad alcuni amici musicisti le idee “a pezzi” che avevo in serbo da qualche anno, ed ho ricevuto da loro giudizi positivi ed energiche esortazioni affinchè io completassi le musiche ed i testi per avere dei brani “finiti”; credo che quelle ripetute esortazioni siano state molto importanti, forse è stato quello il momento in cui mi sono messo ad assemblare la mia musica.

Ti accompagno ancora sembra segnare una maturità espressiva: senti di aver trovato una tua voce definita?
Alla mia età purtroppo c'è solo “maturità”, sull'espressività credo ci sia da lavorare tutta la vita. Quest'ultimo brano fa parte di una discreta quantità di idee che ho in elaborazione e che cercherò di completare per poi pubblicare; mi piace lavorare sulla musica in modo da comporre pezzi uno diverso dall'altro, quantomeno non abbracciare un singolo “stile” o “genere”.

Quindi non penso ad oggi di aver raggiunto un obbiettivo, andrò avanti scoprendo di volta in volta dove posso arrivare.

Il brano parla di relazioni che resistono nel tempo: pensi che questo tema rifletta anche una tua visione più ampia della vita?
Senz'altro, ogni esperienza fatta nella vita fa accrescere la tua visione. Nella canzone ho affrontato questo tema, descrivendo tutto quello che io ho capito vivendo ed osservando nel tempo, anche in prima persona, questo tipo di relazioni.

L’esperienza nello studio di Renzo Piano ha influenzato il tuo modo di pensare la musica?
Le esperienze fatte da giovane, prima della laurea, compresa quella nello studio di Renzo Piano, sono state esperienze “professionali” giovanili; tutte le esperienze fatte mi hanno formato come progettista, lasciando sicuramente il segno nella mia formazione. Ho la convinzione che il mio modo di progettare architettura sia riflesso anche nel comporre i miei brani musicali, quindi ogni esperienza professionale che ho fatto, a modo suo, influenza ad oggi il mio fare.  

Guardando al futuro, immagini la musica come un percorso parallelo all’architettura o come qualcosa di sempre più centrale?
Ho preso in mano la chitarra tutti i giorni della mia vita, nonostante abbia svolto la professione di architetto per 35 anni (ed il mestiere non è dissimile a quello del musicista). Con l’età sono diminuiti gli impegni dati dalla professione di architetto ed è stato naturale che “tracimasse” la mia passione per la musica. Sto svolgendo la professione di architetto e sto componendo anche musica, e lo faccio “in parallelo”. Non sono in grado di prevedere ciò che accadrà nel prossimo futuro.