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Lady and the Clowns: “Pretty Snake” tra libertà, vitalità e identità artistica



I Lady and the Clowns, band che mescola rock, funk e alternative e nota per i loro live energici e ironici, tornano con il nuovo singolo “Pretty Snake”, anticipazione del prossimo album. Il brano prende ispirazione dalla figura di Cleopatra per raccontare dignità, libertà e autonomia, trasformando un personaggio storico e letterario in simbolo contemporaneo di forza e indipendenza.


Quando un testo parla di dignità, volente o nolente entra in un campo politico. Rivendicare il proprio valore in un sistema che spesso tenta di sminuire l’individuo o di incasellarlo in ruoli predefiniti è una forma di resistenza. Ma in fondo non serve parlare per affermare il diritto di esistere senza compromessi. Inoltre, in un contesto sociale dove le aspettative esterne esercitano una pressione costante, scegliere di essere "liberi" diventa una dichiarazione di indipendenza verso le convenzioni sociali.


Al centro della narrazione c’è il concetto di “vitalità pericolosa”, che trascende il contesto del brano per diventare simbolo di una forza trasgressiva capace di affermare la propria esistenza senza cercare la distruzione fine a se stessa. Cleopatra, figura storica e letteraria, diventa in questo senso l’emblema di chi rifiuta di essere ridotta a un’immagine vuota, riaffermando la sostanza e le idee come vero nucleo della propria identità. Il parallelismo con il modo in cui l’industria musicale costruisce le immagini degli artisti emerge in modo naturale: l’autenticità supera l’apparenza, il messaggio prevale sull’estetica.


Dal punto di vista testuale, “Pretty Snake” bilancia riferimenti colti e immediatezza, trovando un equilibrio tra profondità e accessibilità. I testi rimangono comprensibili e diretti, pur nascondendo sfumature e simbologie che invitano a una lettura più attenta. Sul palco, questa dimensione si amplia ulteriormente: la performance live rende tangibile l’energia del brano, a prescindere dal significato preciso delle parole, e crea un’esperienza condivisa che coinvolge il pubblico a più livelli.


Il riferimento letterario funziona come una ciliegina sulla torta: chi lo coglie arricchisce la fruizione, ma l’interpretazione resta libera, lasciando spazio alle esperienze individuali di chi ascolta. In questo modo, “Pretty Snake” si apre a una pluralità di significati, pur mantenendo una coerenza tematica che lo lega all’identità della band.


Come per il singolo Artemide, anche “Pretty Snake” potrebbe essere letto come un manifesto identitario dei Lady and the Clowns: un brano che non solo anticipa il nuovo album, ma riflette in modo chiaro valori, estetica e forza espressiva del gruppo, pronto a manifestarsi pienamente quando verrà portato live per la prima volta. Ecco la nostra intervista con la band. 


“Pretty Snake” parla di libertà e dignità: è un brano che sentite anche politico, oltre che artistico? 
Quando un testo parla di dignità, volente o nolente entra in un campo politico. Rivendicare il proprio valore in un sistema che spesso tenta di sminuire l'individuo o di incasellarlo in ruoli predefiniti è una forma di resistenza. Ma in fondo non serve parlare per affermare il diritto di esistere senza compromessi. Inoltre, in un contesto sociale dove le aspettative esterne esercitano una pressione costante, scegliere di essere "liberi" diventa una dichiarazione di indipendenza verso le convenzioni sociali.

Il concetto di “vitalità pericolosa” è centrale: come lo definireste oggi, fuori dal contesto del brano? 
Il concetto di “vitalità pericolosa”, se estratto dal contesto del brano e proiettato nella realtà di oggi, secondo noi descrive una forza trasgressiva che non cerca la distruzione fine a se stessa, ma una conferma brutale di esistenza.

Cleopatra rifiuta di diventare un simbolo svuotato: vedete un parallelo con il modo in cui l’industria musicale costruisce le immagini degli artisti? 
Non ci abbiamo pensato direttamente, ma il fatto che Cleopatra in quanto persona rifiuti di essere considerata solo come un corpo vuoto, può legarsi ad un concetto più ampio, ovvero dare più importanza alla sostanza che all'apparenza, alle idee piuttosto che all'immagine.

Il testo alterna riferimenti colti e immediatezza: come trovate l’equilibrio tra accessibilità e profondità? 
Sicuramente questo tipo di equilibrio non è facile da trovare e ci siamo spesso cimentati in questo genere di “esercizio”. Una cosa è sicura però, abbiamo sempre cercato di usare parole semplici anche per esprimere concetti più complessi. Inoltre, dal vivo, ricerchiamo l'immediatezza anche mentre suoniamo i brani e la performance live spesso prescinde anche dal significato del testo.

Quanto è importante per voi che il pubblico colga i riferimenti letterari, e quanto invece lasciate spazio a un’interpretazione libera? 
Il riferimento letterario è come la ciliegina sulla torta, se il pubblico lo coglie noi siamo contentissimi, ma ci piace anche lasciare spazio a chi ascolta. In fondo interiorizzare il testo di un brano è una questione molto personale. Chi ascolta attinge al proprio bagaglio di esperienze ed il riferimento letterario può più o meno essere decisivo nella fruizione del testo.

Pensate che “Pretty Snake” possa essere letto anche come un manifesto identitario della band? 
Come già successo con Artemide, probabilmente si. Lo scopriremo quando la faremo ascoltare live al nostro pubblico per la prima volta.