Definita come una delle penne più interessanti e contemporanee del panorama indie, Larossi si racconta sulle pagine di Cherry Press con una lucidità disarmante e un pizzico di sana ironia. Con il suo nuovo singolo, "Adesso buona fortuna", la cantautrice scatta una fotografia spietata ma necessaria sulle relazioni fragili, ricordandoci l'importanza di saper mollare la presa quando un incastro smette di funzionare. Tra influenze pop, cantautorato e quel "sadismo terapeutico" che fa ballare sulle note della malinconia, ecco cosa ci ha raccontato della sua musica e della sua urgenza di scrivere.
Ciao, benvenuta sulle pagine di Cherry Press! La tua biografia ti descrive come una delle penne più interessanti e contemporanee del panorama indie. Raccontaci un po' di te: quando ti sei avvicinata alla musica e come si è sviluppata questa tua urgenza di scrittura?
Grazie mille. Diciamo che la musica per me non è stata una scelta ponderata a tavolino, ma più una necessità di sopravvivenza emotiva. Ho iniziato a scrivere da ragazzina, quando mi sono resa conto che parlare non mi bastava (o forse parlavo troppo e nessuno mi capiva!). Quell'urgenza di scrittura è nata lì: il bisogno di prendere un groviglio di pensieri, metterlo su carta e vedere se, con un briciolo di melodia, faceva meno male o faceva persino sorridere.
Il tuo stile unisce un'ottima immediatezza pop a uno sguardo lucido e ironico. Quali artisti o ascolti hanno influenzato maggiormente il tuo modo di comporre e di raccontare le dinamiche umane?
Amo il pop quando è sincero, ma ho bisogno che dentro ci sia del senso o del cinismo buono. Crescendo ho ascoltato tanto cantautorato italiano, dove le parole pesano, ma anche l'indie contemporaneo sa essere fotografico, quotidiano e a tratti spietato. Un artista che ammiro molto è Gazzelle, lo trovo diretto, metaforico e malinconico.
Se dovessi scegliere tre aggettivi precisi per definire la tua musica e la tua identità artistica oggi, quali sarebbero?
Direi lucida, spigolosa e ironica.
Il tuo nuovo singolo "Adesso buona fortuna" parla di relazioni fragili, paragonate a "puzzle fatti male senza istruzioni", e della forza di scegliere sé stessi. Quale messaggio vuoi comunicare a chi si trova incastrato in un rapporto che semplicemente non basta più?
Che va bene mollare la presa. Ci hanno insegnato che resistere a tutti i costi è un valore, ma a volte è solo accanimento terapeutico. Se le tessere del puzzle non combaciano e stai sforzando gli angoli per farle stare insieme, ti stai solo facendo del male. Scegliere sé stessi non è egoismo, è istinto di conservazione. Dire "adesso buona fortuna" (magari con un sorriso amaro) è il regalo più grande che puoi farti.
Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto... ma a cui avresti sempre voluto rispondere. Qual è?
Domanda: "Larossi, ma quante volte hai pianto mentre scrivevi un pezzo che poi fa ballare la gente?"
Risposta: Praticamente sempre. C'è una specie di sadismo terapeutico nel trasformare un dramma personale in un ritornello che la gente canterà in macchina col finestrino abbassato.
Per concludere, il brano si chiude con un "adesso buona fortuna" che in realtà è un'ironica resa consapevole. Con questo spirito, quale messaggio o "augurio" vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press?
Vi auguro di avere sempre il coraggio di dire quel “ Adesso buona fortuna” a una relazione o situa- zione che vi sta stretta.
