Si titola “Mutazioni” questo lavoro degli Ondanueve String Quartet. Il combo d’archi campano che spesso ritroviamo nelle esecuzioni di importanti colonne sonore di film e di pubblicità, pubblica con la RadiciMusic di Firenze questo lavoro davvero prezioso per un’evasione oltre i propri confini, oltre la propria concezione del quotidiano. Dalle radici del Jazz, dalle radici di ciascuno di loro, ad una contaminazione che possa incontrare l’uomo ed il suo rione popolare, che possa codificarsi in esperienza e strade di zone periferiche del mondo. “Mutazioni” sembra vivere in Argentina, in Spagna, tra miloghe e qualche variazione di pop, tra tanghi di grande classici e qualche reminiscenza di rock. Il tutto condotto dai colori accesi di due violini, di una viola e di un violoncello, arricchito ormai dal quinto elemento che è Riccardo Schmitt alle percussioni. Dal video di lancio del singolo “Sbeat” è ben chiara la dimensione del tempo, dell’uomo, del suo mutare, del nostro incontrarci. Un disco che parla appunto di come mutano le cose e di come queste intervengano alla mutazione di noi stessi… così come accade dentro le scritture di ogni singola composizione, nel suo divenire lungo tutta la partitura in cui non sono rare le variazioni inaspettate, di ritmo e di genere. “Mutazioni” è un bellissimo disco che fotografa la vita che si vede passare stando seduti ai bordi di un mare gitano, al confine dei due mondi, volgendo lo sguardo sia alla terra ferma che alle onde che ci sono oltre l’ultima scogliera.

“Mutazioni”. Un disco di contaminazione o un disco di sperimentazione? Differenza sottile ma fondamentale, credo…
È sicuramente un disco di contaminazioni che è stato possibile farlo grazie a diverse sperimentazioni, soprattutto nell'utilizzo dei nostri strumenti ad arco

ONDANUEVE String Quartet e la RadiciMusic. Un binomio che non stupisce visto il lavoro della label toscana. Voi come ci siete finiti?
In realtà abbiamo fatto una ricerca e selezione molto lunga per riuscire a trovare un'etichetta che si rispecchiasse nella nostra filosofia musicale. Siamo stati molto fortunati ad incontrare RadiciMusic

Ormai il disco ha i suoi mesi di attività e di raccolta. Certamente una forma canzone che dura una fatica enorme a vivere dentro i consueti canali dell’informazione. Secondo voi si tornerà ad un ascolto più culturale? Anche questa è una bella mutazione in cui sperare…
Noi ci speriamo sempre, ma la lotta è dura e noi continueremo a fare ciò che ci sentiamo di fare: a mutare, sperimentare e cercare di emozionare.

Parlate di come rendere “popolare” un genere molto di etile in qualche misura. Questo secondo voi non contamina in negativo proprio la ricchezza in se del genere?
In realtà la musica classica ha sempre subito delle contaminazioni che hanno fatto in modo che si evolvesse, basti pensare a Debussy o altri grandi che hanno contaminato le loro composizioni con "agenti esterni". Nel nostro caso però non parliamo di musica classica contaminata, ma di contaminazioni in parti uguali, senza che ce ne sia una dominante. Ovviamente ogni brano che facciamo ha un genere principale ma questo cambia sempre e la musica classica fa parte di queste contaminazioni in modo uguale al jazz o al rock o all' etnico ecc.

Dopo “Sbeat” non avete pensato ad un altro video? 
Ne abbiamo già pensati diversi e inizieremo a lavorare appena il coronavirus ce lo consentirà

A chiudere: quanta contaminazione c’è tra di voi? Provenite da mondi musicali diversi o siete tutti della stessa pasta?
Siamo completamente diversi tra noi musicalmente e caratterialmente. E forse è proprio questo che ci completa a vicenda e ci fa aprire gli occhi su nuove contaminazioni che probabilmente da soli non avremmo mai pensato di prendere in considerazione.

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Redazione