“Pronto” è il singolo d’esordio di platìni, una canzone sul non essere pronto. Il brano parla del salto nel vuoto che facciamo quando prendiamo una decisione piuttosto che un’altra. In “Pronto” platìni parla della consapevolezza e dell’accettazione del “non essere pronto”, perché la vita è troppo imprevedibile per sentirsi davvero preparati, e arrivare ad essere pronti a qualcosa che non si conosce è estremamente difficile, probabilmente impossibile.

platìni ci suggerisce infatti di imparare a metterci il cuore in pace: non saremo mai pronti, e questa incertezza mette un po’ di paura, ma siccome lo sappiamo, tanto vale lasciare andare tutto e prendere quello che arriverà, imparare ad essere flessibili ed elastici, prima di tutto con noi stessi.

L’esercizio migliore che possiamo fare è quindi quello di imparare a re(inventarci) a seconda delle cose che ci succedono, imparare a cambiare idea tutte le volte che è necessario. La vita fa il suo corso, alcune volte in maniera incomprensibile, e non la sposti di una virgola. Quelli che si possono spostare invece sono i nostri limiti, scansare un po’ le nostre paure, smussare i nostri spigoli.

 Spiega l’artista a proposito del nuovo inedito: «Si può davvero essere pronti a qualcosa? Forse no. Scegliere e cambiare e decidere e crescere è tutto un salto che non si sa dove finisce. E allora l'importante è essere elastici, flessibili. Prendo quello che arriva, e va bene così.».

L'INTERVISTA

Ciao Marco, piacere di conoscerti. Sei "pronto" per questa intervista?
Beh, ma ovviamente no!

Come ti è venuta l'idea di scrivere questo brano?
Il pezzo è nato nel momento in cui mi sono reso conto di non essere pronto a qualcosa a cui per tempo avevo pensato di essere pronto. Arrivata questa consapevolezza, e qualche ragionamento che ne è seguito, un giorno che non idea quando sia stato, ma poteva essere suppergiù la fine del 2018, ho preso in mano la chitarra ed è nata la primissima bozza di Pronto. 

Ti prendi più facilmente sul ridere o sul serio?
Dipende moltissimo dal contesto in cui sono. Tra me e me, o con le persone a me vicinissime, tendo a prendermi a volte troppo sul serio, a perdere completamente un po’ della leggerezza necessaria per vivere un minimo sereni, e a finire in un rimugino continuo di pensieri in cui mi perdo un po’ troppo facilmente. Allo stesso modo mi viene piuttosto spontaneo essere decisamente cretino e stupido e in un qualche modo leggere quando sto con gli amici. 

Quali pensi siano i valori fondamentali della tua musica?
Credo che la cosa più importante che voglia contraddistingua la mia musica sia una certa sincerità. Poter parlare di qualcosa che conosco nella maniera più sincera che mi riesce e poter dare alla mia musica un suono in cui mi senta a mio agio, che mi rappresenti, anche in questo caso, il più sinceramente possibile.-

A chi ti ispiri quando scrivi?
La risposta che vorrei dare sarebbe a nessuno perché sono talmente un genio della musica che non ho bisogno di ispirarmi a nessuno. La realtà, ovviamente è ben diversa e nella mia scrittura finiscono sicuramente gli ascolti di una vita come quello che nel periodo in cui si scrive si sta ascoltando. In maniera più consapevole per quanto riguarda la parte lirica dei pezzi una grande ispirazione per me è sempre stata Niccolò Fabi, mentre per quanto riguardo il suono e gli arrangiamenti, per questi pezzi, mi sono stati molto di ispirazione i Bombay Bicycle Club.

Progetti futuri?
Usciranno presto altri singoli, e poi probabilmente più avanti un EP e mi piacerebbe poter iniziare a suonare dal vivo il più presto possibile. Vedremo! 


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Redazione