Realizzato tra lo studio Esagono di Rubiera (RE) e l’Inghilterra a fianco di tre dei top producer della scena britannica: Julian Emery (Nothing But Thieves), Brett Shaw (Florence + The Machine) e Dan Weller (Enter Shikari). Sono i Piqued Jacks che firmano con la INRI per questo nuovo disco davvero prezioso e imperdibile per gli amanti di quel pop internazionale, pettinatissimo dalle arie inglesi, ricco di gusto glam metropolitano e di suoni per niente improvvisati. perché questo “Synchronizer” dimostra sfacciatamente aver misurato al cemntimetro ogni dettaglio tecnico ed artistico per arrivare ad un progetto solido e maturo come questo dove il dettaglio è una differenza su cui poggiare l’intera personalità dei Piqued Jacks. Geniale il “lancio” del disco: di cosa parliamo? Lo approfondiremo qui di seguito…

Oggi vivete una piccola e grande rivoluzione. Un cambio di etichetta, grandi produttori al seguito… una trasformazione che secondo voi a lungo termine cosa porterà?
Ancora non siamo come Superman e non ci bastano 2 minuti in una cabina telefonica, la nostra trasformazione è più lunga e parte da lontano, prima ancora di questa svolta. Sappiamo dove andremo ma dirlo adesso ci fa temere per un altro 2020. Seguiteci e poi risentiamoci tra due anni.

E se non sbaglio sono cambiati anche alcuni luoghi della produzione… vero? Se è così… quanto ha inciso sul suono e sulla produzione?
Lavorare in studio all’estero è sempre stato molto stimolante e ripetere l’esperienza per un album così importante ha influito su un sacco di aspetti. Già accasarsi a L’Esagono di Rubiera per un mese ha voluto dire partire da una materia prima super dettagliata, come scolpire direttamente nella cava di Michelangelo. Abbiamo avuto la fortuna di poter andare in Inghilterra in un periodo davvero difficile, ad immergerci negli studi delle band che amiamo e poter così mettere in “Synchronizer” un po’ di quello che avevano lasciato lì. Decisamente un’altra cosa rispetto a quando registravamo le voci nell’armadio del nostro appartamento ad Austin, Texas.

Le maschere dei Piqued Jacks tanto per parafrasare “Fire Brigade”. Quasi che torniamo indietro di qualche anno quando andava di moda tantissimo… cosa significa per voi?
Intanto ai live non aspettatevi una roba alla Slipknot. Le maschere stanno all’opposto del nostro modo di vivere la musica e i nostri sogni; sono un invito a liberarsene e seguire la propria strada senza nascondersi o nascondere i propri sentimenti.

Il lancio "SynchronAir" che tra l'altro è rintracciabile anche su YouTube: ma che storia è stata? Avete in cantiere altro di spettacolare?
Assurda, se riguardiamo i video ci sembra che sia altra gente a lanciarsi. Prima dicevamo “cos’altro dobbiamo fare per convincervi ad ascoltare il disco? Buttarci da un aereo?”. Adesso che l’abbiamo fatto, potete soltanto venire ai concerti perché spettacolare sarà recuperare tutto quello che abbiamo lasciato in sospeso. 

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Redazione