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Tato: la musica come specchio dell'anima tra tradizione e urgenza moderna


Classe 2004, nato ad Avellino e oggi di stanza a Roma, Tato è un cantautore che unisce la solida formazione del cantautorato classico a una spiccata e moderna urgenza espressiva. Cresciuto a pane e musica, con dieci anni di esperienza nei cori teatrali e importanti passaggi televisivi alle spalle, l'artista ha saputo trasformare la sua passione in un'identità artistica ben definita, che lui stesso descrive come profonda, sociale e sincera.

In occasione dell'uscita in radio del suo nuovo singolo "Vuoti digitali" (disponibile dal 3 luglio), un brano che suona come un manifesto generazionale contro l'isolamento da social network, abbiamo fatto una chiacchierata con lui. Ci ha raccontato le sue radici, le sue influenze — che spaziano da Lucio Dalla a Ed Sheeran — e l'importanza di riscoprire un "consiglio offline" in un mondo sempre più iper-connesso. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao, benvenuto sulle pagine di Cherry Press! Sei un cantautore classe 2004 nato ad Avellino, cresciuto studiando pianoforte e cantando nei cori, per poi trasferirti a Roma. Raccontaci un po’ di te: quando ti sei avvicinato per la prima volta alla musica e come è iniziato questo percorso?
Ciao a tutti, è un piacere essere sulle pagine di Cherry Press! Inizio col dire che la mia famiglia è sempre stata molto appassionata di musica: la radio in casa era sempre accesa e scandiva perfettamente ogni momento della giornata. All’età di 5 anni ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte e, da quel momento, ho intuito che la musica sarebbe stata la mia più grande passione. L'anno successivo ho fatto l’audizione per entrare nel coro del teatro di Avellino e l’ho superata. Lì ho trovato tanti ragazzi che si divertivano, a cui piaceva fare musica e che avevano un unico grande obiettivo, ovvero l’ottima riuscita delle proprie esibizioni su palchi televisivi e di importanza nazionale. Ho passato circa dieci anni con loro fin quando non è arrivata la pandemia di COVID -19 che ha inevitabilmente fermato le attività corali. Dopo qualche mese lontano da quell’ambiente ho sentito l’esigenza di riprendere e ho iniziato a seguire lezioni di canto, con le quali continuo ancora adesso, per consolidare ed ampliare le mie competenze canore.

Il tuo stile si muove tra il cantautorato classico e una forte urgenza espressiva moderna. Quali artisti, italiani o internazionali, hanno influenzato maggiormente il tuo modo di scrivere e comporre?
Come ho già detto prima, fin da molto piccolo ho ascoltato qualsiasi tipo di musica: dai cantautori italiani come Lucio Dalla e Claudio Baglioni alla musica internazionale di Michael Jackson. Nel panorama musicale italiano di oggi mi piacciono molto cantautori come Alfa, Mr. Rain e Ultimo, mentre, a livello internazionale, la musica di Ed Sheeran, tra ballad e uptempo mi accompagna da diversi anni!

Se dovessi scegliere tre aggettivi per definire la tua musica e la tua identità artistica oggi, quali sceglieresti?
Per definire la mia musica e la mia identità artistica di oggi utilizzerei gli aggettivi PROFONDA, SOCIALE e SINCERA, tre tratti molto riconoscibili dai miei brani.

Il 3 luglio esce in radio "Vuoti digitali". Quale messaggio vuoi comunicare attraverso questo brano che invita a ritrovare i contatti umani reali a discapito delle connessioni effimere e dei social?
Il messaggio che “Vuoti digitali” porta con sé è proprio quello esposto nella domanda. Il brano invita ad allontanarsi dai contatti effimeri dei social e a consolidare quelli umani, sottolineando come, a volte, anche la persona che si trova dietro ad un account social con milioni di follower possa sentirsi sola e, nei momenti di difficoltà, si trovi a far affidamento sulle amicizie reali che è riuscita a costruire.

Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto ma a cui avresti sempre voluto rispondere (magari sulla tua esperienza precoce negli spettacoli televisivi da adolescente)
Chiederei a me stesso se le esperienze fatte da bambino negli spettacoli televisivi mi hanno cambiato in qualche modo la vita. La risposta sarebbe sì, mi hanno fatto crescere come persona e come artista, pur avendole vissute in giovane età. Mi hanno dato la possibilità di conoscere da vicino il mondo dello spettacolo e di comprendere che il canto è il mio modo per comunicare agli altri ciò che sento.

Per concludere, quale messaggio o "consiglio offline" vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press che si trovano immersi ogni giorno in questo mondo iper-connesso?
Il mio “consiglio offline” per tutti i lettori di Cherry Press, soprattutto per i ragazzi della mia generazione e di quella successiva, è di valorizzare molto i contatti umani e preferire le chiacchierate seduti al tavolo di un bar, piuttosto che le chat su WhatsApp. Concludo con un modo di dire che riassume un po’ questo concetto: “A volte uno sguardo vale più di mille parole”.